Pablo Neruda


Il primo giorno dell’anno
Lo distinguiamo dagli altri
come
se fosse
un cavallino
diverso da tutti
i cavalli.
Gli adorniamo
la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore
che scende da una stella.
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo.

Immagine

Giulia Carcasi


‎Io non mi voglio più piegare, ho voglia di rivoluzione.
Mi metterò ad impastare questo mondo. Andrà tutto a meraviglia.
E io non passerò più le notti a guardare questo soffitto.
Quante volte mi ha tenuto compagnia…
Quanti sogni ci ho appiccicato…
Stanno lì, appesi, aspettando che qualcuno li raccolga.
E io non so quali sono i tempi della maturazione.
Le olive si raccolgono a novembre, l’uva a settembre.
E i miei sogni? Non lo so… Forse ho seminato male,
forse non c’è stato abbastanza sole, però è tanto che aspetto e non cresce niente.
L’albero dei Sogni non vuole dare frutti…